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È giunta l’ora di ristabilire la sovranità alimentare, perché il cibo sta diventando altro

di Andrea Tafuro

 

 

“la sovranità alimentare è il diritto dei popoli
ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili,
prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto
di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo”.
Dichiarazione di Nyéléni, Mali 2007

 

 

ciboIl cibo, l’alimentazione, la forma fisica perfetta e al centro di tutto il vostro agire… è diventata un’ossessione!

La più grande conquista della fase3, è stata la riapertura delle palestre, parchi e qualsiasi altro luogo serve per fare jogging, corsette, footing.

Siamo alle porte dell’estate, tempo permettendo, si avvicina il tempo in cui sarete costretti alla prova costume.

Le mie compagne non fanno altro che parlare di perdere peso, di non sentirsi serene in quel corpo appesantito.

Non è che io sia un novello adone, novello questo sì, ma dall’alto dei miei chili magnificamente esibiti, voglio difendere il mio sacrosanto diritto alla sovranità alimentare.

La sovranità alimentare contiene il diritto delle persone di disporre di alimenti semplici e culturalmente giusti, prodotti con procedimenti ecologici e sostenibili e quello di stabilire i loro propri sistemi agroalimentari.

Ma sulla nostra mensa globalizzata, che cosa mangiamo e perché?

È una domanda che mi arrovella il cervello, perché sono accerchiato dall’incubo dell’eccesso di cibo.

Sono diventato bulimico cronico convinto che, per non lievitare, mi basta sfogliare la rubrica di un giornale o ascoltare perdonne con figli qualche minuto l’ultimo strillone nutrizionista ospitato in tv.

Perché ci siamo ritrovati a mettere il cibo al centro del nostro progetto di vita?

L’attenzione al bello, la ricerca della perfetta forma fisica che caratterizzano la società attuale fanno emergere nuove questioni, come la naturalezza degli alimenti, la loro freschezza.

Nell’ homo bulimicus si sta sempre più diffondendo la ricerca di una nuova consapevolezza intorno all’alimentazione, si sta affermando un nuovo stile di vita.

Il consumatore si preoccupa, non solo di dove e cosa consuma, ma anche dell’origine di ogni prodotto, del suo impatto ambientale, delle trasformazioni che ha subito, del contenimento dello spreco. Partiamo dal luogo che per eccellenza l’uomo sente come proprio, in cui si sente a suo agio e di cui si prende cura: la casa.

Essa e il luogo della famiglia, degli affetti, modificata a seconda delle urgenze del nucleo familiare. In questo luogo, da sempre, si svolge il pasto, momento di riunione, di convivio per tutti i membri della familia.

Nonostante la vostra ipernutrita/ingorda società capitalistica sia caratterizzata da ritmi frenetici e viva sempre meno dentro le mura domestiche, le ricorrenze e le celebrazioni, sono ancora i momenti in cui la famiglia si incontra… e dove si dava il via all’esplosione di feste e ricevimenti.

D’altro canto l’ideale di bellezza collima sempre di più con lo stare bene nella propria pelle, dando vita a quel collegamento sostanziale tra benessere interiore e bellezza esteriore.

In questo convulso modo di relazionarci le parole che caratterizzano questo nostro agire, sono: compagno che deriva da cum-panis, colui con cui si spezza insieme il pane, che inequivocabilmente rimanda alla ritualità cristiana dell’eucarestia.

Un’altra e convivio, che discende da cum-vivere, vivere insieme.

Nel modo più semplice e immediato queste due astrazioni si identificano tra l’atto del mangiare e quello del vivere.

Il cibo è sostanza della vita, poiché la rende materialmente possibile, esso si presta più di ogni altra cosa ad essere assunto come metafora dell’esistenza.

Questi due livelli, quello materiale del cibo e quello metaforico della vita, si confondono l’uno con l’altro.

fette biscottatePlutarco ha scritto in Dispute Conviviali “… noi non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme…”.

Non sono affetto da visioni pauperistiche, ma l’uomo non mangia solo per soddisfare il senso di fame, ma anche per appagare altri bisogni come le proprie emozioni.

È dalla notte dei tempi che il cibo viene associato a situazioni e stati d’animo diversi, si mangia per festeggiare, per consolarsi, per stare in compagnia.

Il cibo è un catalizzatore sociale, la consumazione del pasto, lo stare a tavola è un momento privilegiato per comunicare.

Per chi ha la libertà di scegliere l’aspetto fondamentale del proprio comportamento alimentare, i meccanismi attraverso i quali avviene questa scelta sono diversi, da un lato c’è la fame e l’abbondanza, che difficilmente conducono alle stesse scelte.

Le preferenze alimentari quasi mai corrispondono al reale gusto degli individui, infatti una cosa e mangiare del cibo, un’altra e apprezzarlo.

Il gusto rimanda dal corpo che si nutre al corpo che parla, cioè dalla sensibilità alla socialità.

La narrazione del gusto comporta quella procedura di riconoscimento del valore dell’oggetto di gusto, riconoscimento che ha una doppia natura, estetica e cognitiva.

Ogni valorizzazione estetica è una valorizzazione cognitiva legata alla socializzazione dei piaceri del gusto.

La ricerca del benessere è il filo conduttore che collega il mondo antico ai giorni nostri, in cui il convivio cerca di riaffermarsi come rito che contribuisce a farci godere della vita, condividendo il cibo e comunicando con chi ci è caro.

L’homo bulimicus del ventunesimo secolo, nell’affrontare le ansie legate al cibo, chiede una maggior trasparenza dei processi di produzione e lavorazione, certezza sulla provenienza delle materie prime. Nella nostra socialità, cioè nell’azione quotidiana, ciò manifesta desiderio di rinascita, che riconduce alla speranza di un presente ininterrottamente rinnovato.

Tutti questi prodotti di gomma moderni, che mangiate, aspirano a realizzare per voi uno stato di giovinezza protratta, resuscitata all’infinito, di cui il cibo è l’attore principale.

spaghettiSiete bombardati da messaggi in cui la ricerca di prodotti per l’eterna giovinezza si sposa con il mito del ritorno al mondo originario del mulino bianco.

L’abbondanza vi fa diventare ansiosi per una sana alimentazione.

Avendo la possibilità di accaparrarsi tutto ciò che la natura offre, lasciando all’individuo la scelta, si produce uno stato di incertezza.

L’abbondanza e la mancanza di una cultura del cibo in linea con il calendario stagionale ci hanno reso mangiatori disfunzionali, che hanno perso il senso del gusto, ossessionati dalla magrezza. Impariamo a conoscere l’evoluzione e i segreti nascosti dietro quello che si mangia, dal seme al frutto e a dare un nuovo valore ai concetti di cum-panis e cum-vivere.

In fondo il culto salutista è nato dall’eccesiva presenza del corpo sulla scena sociale.

Napoli, 22 giugno 2020

 

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