La Voce del Quartiere

Sulla scia (insaziabile) di Carlo V
 

di
Riccardo Limongi

 

Siamo abituati a seguire le vicende storiche attraverso le grandi imprese, le battaglie decisive e gli avvenimenti che hanno di fatto o simbolicamente mutato il corso degli eventi.

È molto interessante, però, osservare aspetti che potrebbero sembrare secondari, ma che non lo sono affatto, perché ad occhi attenti, stimolati anche all’analisi a volte psicologica, altre sociologica o antropologica, possono rivelarsi molto illuminanti sull’aspetto di un personaggio, piuttosto che sull’interpretazione e sul dispiegarsi di una vicenda.

Nei giorni scorsi mi è capitato di soffermarmi su una vista collaterale di un personaggio su cui dovrebbe esserci poco da raccontare, per quanta letteratura si è occupata da sempre di lui, e per l’importanza che senza dubbio ha avuto nella storia: Carlo di Gand, ovvero Carlo V d’Asburgo, re di Spagna e Sacro Romano Imperatore, passato alla storia più semplicemente come l'Imperatore Carlo V.

In più di un paese in cui mi sono trovato, ho incontrato tracce di varia natura del suo passaggio, con il principale comun denominatore dell’occasione in cui si trovò a percorrere la nostra penisola: il ritorno vittorioso dalla spedizione di Tunisi, nell’anno 1535.

Di ritorno da un’operazione militare che si rivelò simile ad una crociata, ed alla quale partecipò anche l’ammiraglio genovese Andrea Doria, oltre che contingenti portoghesi, papalini e dei Cavalieri di Malta, incominciò un viaggio di ritorno ricco di episodi forse minori, per il respiro ampio delle sorti del Regno, ma molto significativi nell’economia del sud dell’attuale penisola italiana, poiché l’Imperatore ne approfittò per occuparsi di alcune questioni in sospeso in questi territori, normalmente lontani dal suo diretto controllo e che per di più non aveva mai visitato.

Carlo sbarcò a Trapani il 17 agosto insieme con un migliaio di uomini, per entrare a Palermo il 13 settembre; poi passando per Messina giunse il 3 novembre a Catona, attraversò a cavallo la strada regia della Calabria e della Basilicata, fino alla Certosa di Padula; poi ancora Salerno, Cava dei Tirreni, Torre Annunziata, Torre del Greco, Portici (dove dal 22 al 24 novembre fu ospite della sfarzosa villa Leucopetra del segretario del viceregno Bernardino Martirano, ricordato oggi da una lapide in latino sull’attuale villa Xava) per arrivare infine a Napoli il 25 novembre, tra l’acclamazione predisposta dal viceré don Pedro di Toledo. Qui restò ben quattro mesi, finché il 25 marzo 1536 partì per Roma.

Se ci fermiamo in alcune di queste località, alla ricerca delle sue tracce, scopriamo memorie spesso molto persistenti, non solo per motivazioni politiche quanto anche per l’immagine che di sé diede alle popolazioni, che infatti ancora oggi restano oggetto di riedizioni storiche e di feste locali; e sono forse questi, i Segni più interessanti.

Se infatti dal punto di vista politico-amministrativo servì a manifestare un palese ringraziamento nei confronti dei feudatari fedeli alla Corona (come egli stesso scrisse, "la Calabria era stata conservata, e salvata la città di Napoli"), quello che le tradizioni locali ricordano del suo passaggio va oltre, e si ferma spesso ad un aspetto che di certo doveva aver colpito molto l’immaginazione dell’epoca, tanto che, se non fossimo certi invece della sua autenticità, si sarebbe potuto pensare anche ad un’ottimo strumento di propaganda: mi riferisco alla fama di voracità ed insaziabilità "gastronomica" che ha accompagnato molte di queste tappe.

Infatti, oltre ad episodi di festeggiamenti anche di una certa rarità (si racconta l’organizzazione di una vera e propria corrida appena fuori della Porta Capuana, nell’attuale Via Carbonara, in cui Carlo V in persona fece nientedimeno che la parte del torero, ed i suoi soldati quella del toro), la scia da seguire è composta anche di un fortissimo senso di avido mangiare, ingurgitare, divorare…

Carlo V era dotato di un appetito insaziabile: era solito mangiare due o tre pasti consecutivi (e possiamo immaginare cosa si intendeva nel XVI secolo per un "pasto imperiale"…) nei quali ingurgitava ogni sorta di cacciagione, arrosti di vitello, montone e agnello raffinatamente irrorati da vini preziosi, accompagnandosi con almeno tre o quattro litri di birra freddissima, che usava bere a sorsi ognuno di mezzo litro. Ogni mattina, a colazione lo attendeva un intero cappone cotto nel latte con zucchero e forti droghe, per non parlare degli "spuntini" fuori orario, tutto sempre nell’assoluto disinteresse per i consigli e le preghiere di moderazione dei medici e del suo entourage.

Ovvio che a trent’anni perciò cominciò a patire le malattie che lo avrebbero accompagnato per sempre, soprattutto a causa delle pesanti droghe e delle spezie usate su ogni genere di cibo, delle quali abbondava anche a causa di una forma particolare della sua mascella che gli impediva di masticare correttamente, e pertanto riempiva tutto di spezie e droghe per sentire più sapori e soddisfare una voracità di gustare ed ingurgitare che restò sempre insaziabile.

Uno dei Segni più ricordati e perfino celebrati, è quello presente nelle rievocazioni storiche che si tengono alla Certosa di Padula (una vera e propria Festa giunta alla XII edizione, quest’anno dall’otto al dieci agosto), per ricordare che durante la sosta presso i frati certosini, nelle loro cucine fu preparata per l’ospite una enorme frittata di mille uova.

In verità, c’è chi dice perfino di cinquemila, ma è proprio questo il bello della leggenda: il senso dell’immaginario collettivo rimasto nella memoria, che è molto più significativo della stessa realtà e di conoscere un numero preciso di uova: Carlo sfogava la sua carica animale mangiando e bevendo troppo, come un segno antropologico del bisogno di incorporare senza fine, forse anche grazie al quale la storia ci ha consegnato il ricordo di un Sacro Romano Impero del quale la memoria più presente nella mente di tutti è la definizione apodittica che lui stesso ne diede: "Sono padrone di un Impero su cui il sole non tramonta mai".

 

22 /08/2007