La Voce del Quartiere
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Opera buffa, Opéra comique di Ho avuto il piacere di assistere, la settimana scorsa, ad una serie di concerti e pièce al teatro dell’Opéra comique di Parigi. In particolare, era molto atteso il Cadmus et Hermione di Giovanni Battista Lulli (musicista fiorentino dal nome come al solito deformato in Jean-Baptiste Lully), su libretto di Philippe Quinault. Il genere che ispirò il nome del teatro stesso è una delle eredità del vaudeville dei Theatres di St Germain e St Laurent e della Comédie-Italienne, ma non direttamente dipendenti dalla grande tradizione della nostra Opera buffa (opera buffon). Inevitabile pensare ad un raffronto con la tradizione napoletana, poichè qui si sviluppò più che in ogni altro luogo in Europa, con autori come Pergolesi, Paisiello, Vinci, Leo, Galluppi, Picinni, Tratta, A. Scarlatti e Cimarosa, che ispirarono finanche il Sommo Salisburghese, dando vita ad una risposta di genere all’Opera seria, attraverso un felice incontro fra il tragico ed il comico, per intenderci quella che si può rifare all’imperante, coevo costume metastasiano. L’esigenza alla base della quale si creò questa cesura che possiamo immaginare come una voce che da questi vicoli e strade si è fatta sentire poi in mezza Europa e fino in Sudamerica, così chiaramente riconoscibile nell’atmosfera partenopea, era quella di spezzare la distanza imposta dall’Opera tardoseicentesca fra la platea ed il palcoscenico, rinnegare gli elmi e le corazze seriose per ridurle a mere comparse, e far salire sulle assi di legno quei personaggi così reali e concreti da sembrare quasi come fossero saliti appunto dalle scalette laterali, con il loro quotidiano affanno gioioso ed una sanguigna voglia antiaccademica di mostrare tutti i lati più reali della loro vita: chiunque abbia amato La Serva padrona, ad esempio, nata come semplice intermezzo di Opera seria e diventata poi genere a sé stante e forse massimo suo riferimento, capirà questa sensazione quasi catartica… Una contrapposizione che, nata, cresciuta e pasciuta a Napoli, anche a Parigi, dopo qualche anno, mutatis mutandis, si conquistò il suo successo, prima di nicchia e poi più vasto, anche grazie al fatto che la borghesia cittadina la elesse come suo nuovo elemento di distinzione, contrapponendosi alla già conclamata presenza della tragédie-lyrique, la cui prima Opera se non erro fu proprio il Cadmus et Hermione della soirée parigina. Il Cadmus et Hermione oltretutto permette un impatto soave con una differenza stilistica evidente che meriterebbe, e meriterà, spero presto da parte mia, un approfondimento tecnico separato; una differenza, quella fra la tradizione barocca napoletana e quella parigina, che riflette il gusto tipico delle due società, e con i diversi modi di sentire la propria epoca, ne percorre distintamente anche gli spartiti.
04/02/2008
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