La Voce del Quartiere
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La Villeggiatura di E' tempo di rivedere questo movimento di vacanze quasi forzate, tutto concentrato sulla ricerca di un posto dove quasi obbligarsi a rilassarsi, cosa che oggi pare sia diventata anch'essa uno "stress". Ebbene si, la nostra epoca ci regala anche questo: esiste lo stress da vacanze! Una patologia classificata dagli psicologi dell’Università di Granada come "profondo senso di vuoto e tristezza abbinato a mancanza di appetito, deconcentrazione, ansietà e palpitazioni" nientedimeno, e che si chiama proprio "sindrome post vacanza". Anche questa però è una cosa molto cambiata rispetto anche solo a pochi anni fa, quando spesso si andava in ferie un mese almeno, tipicamente in una casa intera per tutta la famiglia, e si viaggiava molto meno ed ancor meno da soli. Ed ogni memoria è diversa in funzione dell'epoca e del significato che ha avuto nella storia personale ed in quella della propria generazione. Fra le cose più care che conservo, c'è un diario che scrisse mia nonna durante la Seconda Guerra, nel quale annotava ogni cosa del quotidiano, dai prezzi del mercato nero agli incontri ed alle evoluzioni della vita familiare, dai risultati dei bombardamenti in termini di sacrifici di vite umane contate in figli che non tornavano, alle notizie che si diffondevano fra le gente che restituiscono una misura reale del cosa conosceva il popolo, di tutta la realtà storica che (non) stava vivendo, ignaro com’era delle più importanti evoluzioni degli avvenimenti. È un diario nero, con pagine che dovevano essere state molto chiare, e che il tempo ha provveduto ad avvolgere con il suo tipico colore, la scrittura è precisa, le parole semplici e nitide… Venne ritrovato pochi anni fa da mio padre, che nemmeno era a conoscenza della sua esistenza. Conoscendo la mia passione e la cura per le cose antiche e per il loro unico modo di trasmettere la storia e la memoria, me lo affidò, e così cominciai a imparare. Imparai cose che non stavano scritte su nessun libro di storia, e che avevo trovato a volte solo sui testi che riportavano testimonianze dirette di una vita quotidiana sotto i bombardamenti: le file per il pane razionato, gli sguardi verso un cielo oscurato dal numero inenarrabile di formazioni di aerei che venivano a scaricare le loro bombe, il mercato nero che imperava e decideva della vita stessa delle famiglie, lo spaventoso episodio del 27 marzo 1943, quando esplose la nave Caterina Costa nel porto, sovraccarica di armi ed esplosivi ed in partenza per l'Africa, portando non meno di 3000 feriti e 600 morti, ed i rifugi veri, disperati, fatti di corse, affanni e notti e notti sotto le sirene che spessissimo suonavano solo per falso allarme, per prostrare psicologicamente la gente e favorire successivamente un effetto-sorpresa… In uno di quei rifugi mia nonna, insieme con i conoscenti, i parenti e tutti gli altri compagni di sventure, trovava riparo per un tempo pressoché uguale a quello che si trascorreva fuori. Il suo rifugio si trovava a Mergellina. Era una grotta profonda sotto l’attuale ferrovia, attrezzata, per così dire, con baracche inventate da lamiere precarie e pezzi di legno, una addossata all’altra, dai racconti potrebbero somigliare alle favelas sudamericane, sempre tuttavia vissute con una rara dignità. Ad un certo punto del diario, lessi una parola assurda. All'improvviso, mia nonna descriveva un luogo in cui si trovava con la famiglia, usando l'incredibile parola: "Villeggiatura". Un concetto completamente inconcepibile, per l'epoca, per le condizioni, per tutto... mi meravigliai perfino dell'uso del termine in sé, ed andai subito a chiedere spiegazioni a mio padre. Ma come, avete davvero fatto la Villeggiatura nel 1943…? Ma com'è possibile??? Che significa??? Naturalmente nessuno di loro aveva mai sognato nulla del genere, non esisteva neanche il concetto, appunto: allora anche andare fino al porto era considerato un vero e proprio viaggio… e così rimase a pensarci a lungo, senza però riuscire assolutamente ad immaginare cosa mai avesse voluto dire sua madre con quella parola, né dal contesto si capiva molto di più. Durante la discussione, arrivò mia madre, alla quale riferii la inspiegabile questione, e lei rimase a pensarci un po’, ma con l’aria di chi avrebbe saputo ricordare, ed infatti, dopo poco, disse: "La Villeggiatura… si, è vero, lei chiamava così il rifugio… la grotta… le baracche…" Cosa doveva essere, una vita quotidiana in cui si poteva o doveva identificare quella con una "vacanza"… Non ho mai conosciuto mia nonna, purtroppo. Per cercare di sentire qualche sensazione di quella loro condizione ci sono andato, a Mergellina, ed ho cercato quelle caverne, su per la salita dietro la stazione, sotto al ponte della ferrovia, lungo la strada dove ora c'è anche l'ostello della Gioventù, in Via Salita della Grotta. In cima però mi sono dovuto fermare, c’è un parco privato e chiuso, e da fuori si intravede soltanto, dietro uno dei palazzi che ormai addossandosi alla parete di roccia l’hanno ricoperto, quello che era stato l’ingresso delle grotte, l’anticamera di centinaia, forse migliaia di sfollati in fuga dalle bombe dopo essere stati svegliati dalle sirene degli allarmi antiaerei, verso il loro boulevard per andare in Villeggiatura… Mi sembrava di vederli… appena dentro i cunicoli ci sono bambini che giocano, come tutti i bambini in qualunque epoca hanno sempre giocato, sia che si trovassero in una delle nostre case che in quei sotterranei, e ci sono tantissime persone che cercano di campare nel miglior modo possibile anche in quei momenti interminabili, o che magari si sono conosciuti proprio lì, come i miei genitori. Mi sento come se avessi bestemmiato, per aver scritto nella stessa pagina la parola Villeggiatura accostata prima a quello che osa oggi definirsi stress da vacanze, e poi al Rifugio di mia nonna e di tutta la mia famiglia. Scusami, nonna.
03/08/2007
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