La Voce del Quartiere

Il trittico Mozart - Da Ponte

2 / Così fan tutte

di
Riccardo Limongi
 

Con il suo passo giocoso e drammatico insieme, è tornato al San Carlo Così fan tutte, ovvero La scuola degli amanti (KV 588), che si ispira ad un fatto realmente accaduto a Trieste, ma ambientato a Napoli ("La scena si finge in Napoli"), in una bottega di caffè, che mi piace immaginare in via Chiaja, dove giungono Guglielmo e Ferrando per imbastire un discorso sulla fedeltà o meno delle rispettive fidanzate, Dorabella e Fiordiligi, insieme con Don Alfonso.

Il titolo stesso, Così fan tutte, è un’autocitazione mozartiana, e proviene da una frase di Basilio (Atto I Scena VII) nelle Nozze di Figaro, quando sospetta di una relazione fra Susanna e Cherubino: "Così fan tutte le belle; non c'è alcuna novità!".

Ed è un rimando adattissimo, in quanto già ipotizzava appunto la frivolezza delle donne e la fugacità delle loro promesse d’amore: un argomento licenzioso assai, motivo per il quale (così almeno sostenne una volta la moglie di Mozart) pare che il primo musicista cui si rivolse Giuseppe II, l’immancabile e più alto in grado nella gerarchia musicale di corte Antonio Salieri, rifiutò di portare a termine il compito, che fu quindi girato a Wolfgan, il quale anche per questioni economiche (ottenne circa duecento ducati, il doppio del normale onorario corrisposto all’epoca dal Teatro di Corte) accettò e compose quello che si rivelò uno dei capolavori poi maggiormente apprezzati.

Sono sempre stato molto legato alla linea seguita dal racconto dei quattro protagonisti, e trovo molto attraente l’alternanza fra la visione Despiniana del gioco relazionale in amore ("Amor cos'è? Piacer, comodo, gusto, gioia, divertimento, passatempo, allegria: non è più amore se incomodo diventa, se invece di piacer nuoce e tormenta!") ed il dramma interiore della fugacità dei sentimenti di cui in particolare si fa interprete Fiordiligi quando esprime una potente visione interiore di fronte allo smarrimento fra l’amore che credeva dominante ed il rimorso per quello nuovo che si insinua, seppure fra gli inganni ("Per pietà, ben mio, perdona all'error di un'alma amante… A chi mai mancò di fede questo vano ingrato cor! Si dovea miglior mercede, caro bene, al tuo candor…").

Il tema dell’infedeltà, altrove così presente nei libretti delle opere comiche, viene affrontato da Mozart con un significato molto originale: Dorabella e Fiordiligi infatti appartengono ad una classe sociale elevata, mentre nell’opera buffa erano state rappresentate fino ad allora solo i ceti più bassi, le serve, le popolane e le contadine, che potevano essere facilmente vestite con atteggiamenti disinibiti poiché il pubblico da loro già se li aspettava.

Ed è interessante notare che, come ancora accade oggi, il canone narrativo dell’infedeltà dell’uomo era sempre stato considerato più "naturale": basta guardare Don Giovanni oppure il Conte d’Almaviva delle Nozze di Figaro… Don Alfonso stesso fornisce epiteti espliciti di fronte all’infedeltà delle due donne ("non valgono due soldi", "cagne", o semplicemente e dispregiativamente "femmine"…). Facile ma significativo, direi, provare allora ad immaginare il contrario: quale sarebbe stato lo svolgimento e soprattutto l’attendibilità della storia, se fossero state invece Fiordiligi e Dorabella a travestirsi per tentare i sensi di Ferrando e Guglielmo…? Anzitutto immaginerei un cedimento immediato… niente finto "tosco" per avvelenarsi e far cadere gli oggetti del desiderio, niente poetica drammaticità, insomma nulla di interessante narrativamente, ed ancor meno musicalmente, essendo del tutto impresentabili quei personaggi con le arie e le parole femminili…

Ma questo canone amoroso così ben inserito nello spirito del maschilismo coevo, per Mozart probabilmente aveva anche un significato ulteriore, dopo aver messo in scena l’amore "giusto" delle Nozze di Figaro e la passione "demoniaca" del Don Giovanni: la vittoria finale e ad ogni costo, contro la filosofia di Don Alfonso e la leggerezza delle protagoniste, ci presenta infine un tipo di amore universale che aderiva perfettamente ai principi massonici, così come il concetto fondamentale (vedi anche Il Flauto Magico…) della prova che gli amanti devono superare, una vera e propria iniziazione per mezzo della quale l’umanità, anche se attraverso l’errore, supera ogni ostacolo e vince sulle concezioni illuministiche.

Audace e mirabile poi è l’utilizzo frequente (sono sicuro per esclusivo merito di Mozart anziché di Da Ponte…) di un linguaggio che per l’epoca possiamo definire senza dubbio osceno, attraverso un uso abbondante di doppi sensi (era già avvenuto se vogliamo anche nel Don Giovanni), come quando Don Alfonso tenta Despina offrendo di farle "del ben" (che nel ‘700 in Germania significava senza alcun dubbio proprio quello…) e la stessa Despina risponde che un vecchio come lui "non può farle nulla", o come nel duetto fra Dorabella e Guglielmo in cui si sprecano gli equivoci sulle espressioni "dare" e "prendere"… ricordiamolo come un altro motivo per amare Mozart ed i suoi personaggi così vivi: aver reso straordinaria la convivenza dell’osceno e del sublime.

 

 

Prepariamoci dunque al prossimo appuntamento:

DON GIOVANNI

sabato 15 aprile 20.30 Turno A
mercoledì 19 aprile 20.30 Turno C
venerdì 21 aprile 18.00 Turno B
domenica 23 aprile 17.00 Turno F
mercoledì 26 aprile 18.00 Turno D

Direzione d'orchestra
Yoram David

Interpreti
Don Giovanni - Erwin Schrott / Simon Orfila
Donna Anna - Mariella Devia
Donna Elvira - Sonia Ganassi
Don Ottavio - Steve Davislim
Leporello - Andrea Concetti
Masetto - Giampiero Ruggeri
Zerlina - Elisabeth Norberg-Schulz
Il Commendatore - Marco Spotti

06 /04 /2006