La Voce del Quartiere
Elezioni Amministrative – Manifesto contro i manifesti
di
Riccardo Limongi
Mi sono sempre chiesto come possa essere possibile dare il proprio voto ad un candidato (si, questa volta, almeno alle amministrative, avremo dei candidati veri...) solo perchè abbiamo visto la loro faccia su un manifesto.
Pensandoci bene, verrebbe da provare un certo imbarazzo al ricordo che grandi messe di voti ha raccolto negli ultimi anni proprio chi, a discapito di fatti conclamati molto spesso incredibili per gravità e spudoratezza, è riuscito a vendere la sua faccia con e sui manifesti (ma naturalmente soprattutto attraverso la televisione).
Eppure se un senso ed una specificità c’è ancora nella dimensione locale, e non voglio nemmeno metterlo in dubbio, allora questo deve essere necessariamente quello della cura delle cose della nostra città, la res publica con la quale siamo più direttamente a contatto, l’attenzione posta sui problemi che abbiamo maggiormente davanti agli occhi quando scendiamo di casa, le strade, la mobilità, l’organizzazione quotidiana dei servizi, degli spazi e dei tempi in cui dobbiamo muoverci...
Cosa ha a che fare tutto questo, mi chiedo, con una faccia che vediamo per la prima volta su un manifesto?
Chi sei, tu che mi guardi da un muro proponendomi un nome che non ho mai sentito o comunque che non ho mai conosciuto direttamente o almeno visto all’opera, e come puoi pensare di avere il mio voto solo per questo?
Spero che venga colto il senso di una domanda meno ingenua di quello che potrebbe sembrare a prima vista, e poichè credo sempre che l’uso della lingua sia qualcosa di molto più vicino a noi ed ai significati delle nostre azioni di quello che pensiamo, e che quasi mai sia un caso che l’uso comune delle parole si sposti da una all’altra, allora proviamo a vedere se questo può essere vero anche stavolta.
Avrete notato come sia caduto in desuetudine l’uso della parola "volto", sostituito in ogni accezione ormai dalla più familiare e meno impegnativa "faccia"...?
Dunque, la radice latina del termine "volto" richiama il concetto del desiderio e della volontà, quasi fosse la sede, lo specchio di ciò che viene da dentro, mentre quella sempre latina da cui discende la faccia (facere), così come quella greca (phàsis, radice dell’apparire) indica chiaramente la fattezza esteriore. Credo che pronunciando le due parole, anche senza conoscerne la radice, la differenza sostanziale sia una sensazione che chiunque avverte; e quella che appare sui manifesti (ed in televisione…) è quasi sempre una faccia, come vuole una società nella quale sta prevalendo in maniera sconfortante il personaggio piuttosto della persona, quello che si comunica piuttosto che ciò che si è, e quello che si può vendere piuttosto che ciò che si dona.
Dopo un periodo in cui le campagne elettorali hanno visto una prevalenza mediatica deformante, o quanto meno alterante, questa può essere l’occasione di un ritorno ad una dimensione interattiva della politica, se i candidati sia al Consiglio Comunale che alle Municipalità, anzichè lasciarsi tentare dalle facili sollecitazioni moderniste e propagandistiche, sapranno ricreare quel rapporto diretto che proprio nella realtà delle amministrazioni locali deve rappresentare un segno distintivo.
Volti per le strade, questo dovremo vedere, e cambiali di credibilità ove possibili acquisite nelle esperienze amministrative passate, preferibilmente, ovvero nelle professioni e nell’impegno civile, perché la gestione di un Ente locale ormai così pieno di competenze e di responsabilità impone un controllo stretto sulle capacità, e queste non sono racchiuse nelle facce che non hanno storia, né sulle soverchianti affissioni per una propaganda elettorale che, nonostante ogni inutile grido di dolore che si solleverà come al solito, nel prossimo mese vedranno di nuovo la città sommersa e deturpata nei palazzi e nei monumenti.
Per quest’ultimo aspetto, che trovo disgustoso, voglio fare un appello stavolta alla scaramanzia, ed al posto mio faccio parlare lo spirito ironico contenuto nell’iscrizione incisa sulla parete di un monumento sepolcrale presso il ponte Cardaro, a poche miglia da Narni: ITA CANDIDATUS QUOD PETIT FIAT TUUS ET ITA PERENNES SCRIPTOR OPUS HOC PRAETERI HOC S. IMPETRO AT FELIX VIVAS BENEVALE.
È una frase lasciata dal possessore del monumento, ovvero dal suo abitante, per vietare alla gente di scrivervi sopra i nomi dei candidati, in occasione delle elezioni: "Io t’auguro che quegli che tu vuoi s’abbia tal impiego che egli desidera, ma sotto condizione che da te non si scriva niente sopra il monumento…"
…altrimenti…
26 /04 /2006