La Voce del Quartiere

Domande giuste

di
Riccardo Limongi

 

Basta andare un po' in giro, e le domande che ci si fa, per fortuna, aumentano sempre.

Ho sempre pensato che le domande siano molto più importanti delle risposte. Farsi le domande giuste, più che darsi delle risposte, significa aver capito molto di dove viviamo e di quali siano i veri meccanismi che sottostanno anche alla nostra vita quotidiana, ormai in grandissima parte eterodiretta da logiche a noi poco visibili.

Le logiche sono poco visibili quando semplicemente fa comodo che sia così, e che ci si mantenga invece in una incoscienza che fa appunto il gioco di chi la gestisce.

So che è un discorso già fatto, ma so anche che perfino i discorsi già fatti possono facilmente essere stati sostenuti apposta per il sottile scopo di creare un primo livello di coscienza davanti al quale poi farci fermare, soddisfatti di aver capito chissà cosa, e questo riesce ancora meglio da noi, dove trionfa ancora il proverbiale fatalismo.

Esempio di un possibile qualunque discorso quotidiano: "Caro amico, qua le cose ogni giorno vanno sempre peggio"

"Hai ragione, si vede in tutte le cose, cammini per strada e può succederti di tutto, una volta non era così"

"Già, ma secondo me c'è qualcosa che non capiamo, non è possibile che sia tutto così fuori controllo"

"E tieni proprio ragione... forse tutto questo casino è voluto... magari fa comodo a qualcuno, che tutto resti così... pe' forza..."

"E pe' forza si, se no stai sicuro che non stavamo così, avrebbero trovato un ordine diverso, che ne so..."

"Eh, 'o'ssacc', ma evidentemente hanno deciso c'amma sta' accussì... va po' a sape' pecchè..."

Dunque, abbiamo la conoscenza del fenomeno, un principio di analisi, una scintilla di interpretazione per quanto rudimentale ma alquanto ben istradata dall’esperienza, ed un classico finale napoletano-fatalista, che tanti lutti addusse ma che anche altri forse ne ha risparmiati.

È proprio così, tutto questo casino in cui viviamo infatti è voluto, e non c'era bisogno nè della zingara nè di alcuna scienza per capirlo; quello che fa specie è il nostro usuale passo indietro; siamo capaci di iniziare l'analisi ma non di portarla a termine nè tantomeno di agire di conseguenza: "ma d'altronde c'amma fa'..."

Ho in mente una cosa in particolare, che è stata anche l'idea da cui è provenuto questo discorso: sentiamo sempre dire in giro da persone di tutto rispetto che l'economia di Napoli è sempre sottodotata e sottosviluppata perchè continuamente ed inevitabilmente soffocata, bloccata nelle sue potenzialità dalla camorra, "che se non ci fosse, cosa saremmo in grado di fare nuje con le nostre capacità..."

Ebbene, inviterei costoro a girare un po', e per non fare esempi troppo difficili da analizzare comparativamente con la nostra struttura economica e sociale, per esempio potrebbero andare che so, in Giappone o a Chicago, in città notoriamente dominate da società (diciamolo in italiano) criminali-parastatali di vario livello, non certo la Finlandia... e del resto noi nemmeno, siamo la Finlandia.

Dunque, cosa sono quelle, città sottosviluppate?

Perchè in città dove egualmente domina la criminalità organizzata, la società cosiddetta civile guadagna in floridezza***, a prescindere da ogni valutazione di carattere morale, mentre qui imputiamo invece a quello stesso meccanismo, la colpa di "soffocare" la crescita economica...?

Bene, io la risposta non ce l'ho. Non ancora. Ma forse la domanda giusta si.

22/02/2007