La Voce del Quartiere
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Questo è un classico articolo inutile, anzi forse doppiamente inutile: anzitutto, è inutile perché la percezione in merito non riesce mai ad essere corrispondente alla realtà, come vedremo, ed inoltre per il fatto che siamo completamente fuori stagione per poterne parlare, dal momento che di norma si fa caso ad un problema, sempre che ciò avvenga, soltanto ed esclusivamente nel momento stesso in cui ne siamo completamente sommersi. Pare che questa infatti sia spesso l’unica condizione per cui valga la pena di perderci tempo (è il caso di dirlo, perché più volte è solo tempo perso): trovarsi con l’acqua alla gola per cercare una via d’uscita, che trova traduzioni nella nostra lingua e nel nostro dialetto, non a caso, in fin troppi proverbi e modi di dire, dalle porte delle stalle che si chiudono dopo che i buoi sono usciti, a Santa Chiara, dove "aropp’ arrubbato, mettettene ‘e porte ‘e fierro"… Forse è già una testimonianza di una attitudine alla programmazione istituzionale troppo spesso vicina allo zero, ed in questo caso ce ne sono fin troppe di istituzioni in ballo, ma certo è anche colpa della nostra indifferenza per tutto ciò che non fa notizia nella maniera in cui oggi si concepisce la "notizia", e passo subito all’esempio concreto: facendo gli scongiuri perché quest’anno non è successo quasi niente, la scorsa estate è stato sollevato un enorme scalpore nell’opinione pubblica a causa dello spazio continuo ed approfondito che i mass-media hanno riservato ad un certo numero di incidenti aerei, che forse è stato leggermente superiore alla media, ma che in fondo il ragionamento statistico relega ad una posizione di allarme "stabile", se mi si passa il termine. Risultato: inchieste dell’ENAC, dell’EIRO, milioni di euro spesi per la sicurezza… per carità, tutto giusto, giustissimo… ma se invece cadesse un aereo ogni giorno? A causa delle cosiddette polveri sottili (le famigerate pm10), ovvero dell’inquinamento di cui siamo quotidianamente vittime e colpevoli, soprattutto in città come la nostra, si registrano ogni anno dai 40.000 agli 80.000 morti, equivalenti appunto ad un aereo caduto ogni giorno. Ne basterebbero molti, molti di meno, per impiegare una quantità spaventosa di risorse e tendere al rischio zero nel breve termine, da parte delle industrie coinvolte nel trasporto aereo. Ma senza indagare sulle spinte economiche e finanziarie che conducono alle scelte di risolvere un problema piuttosto che un altro, ebbene mi sembra ancora più utile riflettere sulla differenza della nostra stessa percezione, deformata ed anzi attivata quasi a comando, secondo interessi spesso eterodiretti. Delle pm10 (particolate mater) sappiamo la natura, il modo di invadere il nostro corpo attraverso la respirazione, la composizione chimica, la capacità di restare sospese nell’ aria per parecchi giorni ed essere quindi trasportate anche a grandi distanze… insomma ne sappiamo abbastanza, e ne abbiamo anche qualche fotografia in cui oltretutto sono venute anche bene, insomma rendono l’idea: http://www.esemir.it/particolato/immag01.htm . L’inquinamento da pm10 non si fa mancare niente: raggiunge il cervello, le ossa, i denti, i reni, agisce sulle facoltà cerebrali dei bambini, sul sistema cardiocircolatorio e su tutti i meccanismi di difesa del nostro corpo, ed è ormai dimostrata l’associazione fra i livelli di inquinanti atmosferici e il numero giornaliero di morti o di ricoveri in ospedale per cause respiratorie e cardiovascolari. Allora cos’è che non ci fa abbastanza paura, guardandole? Forse solo il fatto che appunto non le guardiamo: non sono negli articoli dei giornali se non per i rimedi agli allarmi non continuativi cui di tanto in tanto si fa fronte con rimedi che fronteggiano il sintomo, ma che non curano la causa. Personalmente, mi sono accorto di questo fenomeno soltanto, dopo trent’anni di assuefazione, quando ho dovuto andare a lavorare fuori città ogni giorno: dopo poco tempo, mi è diventato quasi impossibile tornare a camminare per la città senza cominciare a sentirmi male e a non tollerare fisicamente la respirazione, e questo dice quanto è difficile appunto percepire qualcosa che è diventata parte della nostra stessa vita quotidiana. In inverno i valori di pm10 sono superiori a quelli estivi, e questo è un altro motivo per il quale so di parlare "fuori stagione", quando cioè addirittura non esiste nemmeno in giro alcuna discussione in merito, né tantomeno allarmi di sorta: mi auguro allora che qualcuna di queste parole diventi essa stessa una pm10: assumerebbe una forza di penetrazione ed un "interesse" endemico, e magari molte di queste pm10 così diffuse sposterebbero, col tempo, altri interessi ed altri valori. 14 / 08 2006 |