La Voce del Quartiere
Aldo Ciccolini, il ritorno del Maestro
di
Riccardo Limongi
Aldo Ciccolini, uno dei più grandi pianisti della nostra epoca, napoletano di nascita ma ormai francese d’adozione, è tornato nella nostra città per un omaggio resogli dal Conservatorio S. Pietro a Majella, che gli ha dedicato un serata d’onore, e per regalare ai napoletani un concerto, tenuto al Teatro Mediterraneo lunedì 19 dicembre, organizzato dall’Associazione Napoli Capitale Europea della Musica e dall’Associazione per la Lotta al Tumore al Seno.
Nato a Napoli nel 1925, Aldo Ciccolini, dopo aver esordito al San Carlo nel 1942, ottenne ben presto un fulmineo successo in Francia, ricambiato dalla sua passione per la musica francese e dalla sua eccellente interpretazione di Saint-Saêns, Satie (di cui ha inciso la prima integrale), Franck, Massenet, Déodat de Séverac; inoltre, egli ha eseguito le prime integrali pianistiche di Maurice Ravel, Claude Debussy, Emmanuel Chabrier, Castelnuovo-Tedesco, Janácek, e delle Sonate di Mozart e di Beethoven.
Accademico di Santa Cecilia, Medaglia d’Oro all’Arte ed alla Cultura del Presidente della Repubblica Italiana, Chevalier de la Légion d’Honneur, Commandeur des Arts et Lettres, Officier de l’Ordre national du Mérite, Professore al Conservatoire National Supérieur de Musique a Parigi… un elenco di titoli di fronte ai quali non è facile trovarsi al cospetto, e pertanto ci si accosta con un naturale principio di soggezione per la statura dell’artista: ma una volta che le mani cominciano ad ondeggiare in attesa di posarsi sui bianchi e sui neri, tutto si dissolve, scompaiono i titoli, perdono di significato tutte le distanze, e resta soltanto un prodigio che fa isolare dal resto del mondo, e rimanere in un contatto assoluto con le note.
Il prodigio è il modo in cui non si capisce da dove vengano fuori le sue note, che non iniziano e non finiscono, di cui non si avverte a volte né lo stacco né il principio… ci sono due mani che levano e che si posano, ma il tocco è talmente delicato da farsi chiedere da dove sia apparsa ogni nota.
È questo il modo con cui lunedì, al Teatro Mediterraneo, Aldo Ciccolini ci ha fatto dono di uno dei più celebri Concerti per pianoforte ed orchestra di W. A. Mozart, il n. 20 in Re minore Kv 466, nel quale una geniale architettura formale alterna il pianoforte solista alla eccezionale potenza ritmica e timbrica dell’orchestra, il tutto adoperando un tono, il minore, raro per la sua epoca, che poi chiude originalmente in maggiore: una felicissima scelta per una occasione che voglio considerare come un’altra festa non solo per la sua carriera ma per la sua persona, nella sua città natale, dopo che nel dicembre 1999 il Maestro ha già festeggiato i 50 anni della sua carriera con un magnifico récital al Théâtre des Champs-Elysées a Parigi.
22/ 12/ 2005