La Voce del Quartiere

Tra mariuoli e birbantelli, la storia si ripete

di
Luigi Antonio Gambuti 

 Si chiamava Totonno ‘e cazzicchio. Con la sua carrozzella di cocchiere si fermò accanto alla spalletta del ponte sul Calore a Benevento.

     Chiedendo scusa ai passeggeri, si affacciò verso il fiume e, rivolto ad alcune lavandaie che vi sciacquavano i panni, gridò: onesta, onesta, onesta! Gli risposero in coro: qua non ci sta nessuna onesta, nel senso che nessuna di loro si chiamava così.

     Il buon uomo, schioccando la frusta per riavviare il cavallo, rispose: lo sapevo, allora siete tutte puttane. E tirò via verso la sua meta.

     Questo episodio mi torna in mente, osservando quanto succede oggi in un mondo che sempre più si ritrova sul greto del fiume a sciacquare panni sempre più sporchi e a rispondere, non certo con la spontaneità innocente delle lavandaie sannite, che lì non c’è nessuno che possa dirsi al di fuori delle condizioni di malaffare per definirsi onesto ed evitare il rimbrotto del cocchiere.

     Si parla tanto, troppo di corruzione, e a ragione, in queste ore. Senza falsi moralismi (chi è senza peccato..), bisogna accettare la realtà così come si presenta, così come l’abbiamo combinata, tra responsabilità dirette e indirette, tra silenzi ed omissioni, tra accuse e reticenze.

     Senza sconti per nessuno, perché nessuno può essere immune dal peccato, perché se c’è corruttore c’è un corrotto, se c’è un accusatore c’è un accusato, se c’è una lesione di un diritto c’è, come interfaccia, la mancata osservanza di un dovere. Se c’è un utilizzatore, c’è qualcuno o qualcosa da utilizzare.

     E’ una storia antica, quella della corruzione. Per breve memoria, possiamo declinarla su due momenti, quelli che, di recente, hanno devastato il sistema  delle relazioni sociali del nostro Paese, dando vita a fenomeni inquietanti di malcostume, sino a determinare lo spartiacque tra due categorie di persone: quelle oneste  e quelle disoneste, menate in un contesto di vita, là dove la quotidianità viene scandita nell’attesa di qualcosa di nuovo che rimetta in gioco la giostra, ribaltando i punti di vista a seconda del potente di turno.

     Il primo momento, la tangentopoli dei primi anni novanta,sollevò  in modo violento il coperchio di un perverso vaso di Pandora. Ne uscirono nefasti venti di malaffare che destabilizzarono l’assetto democratico del Paese, proiettando la politica e l’amministrazione nelle aule giudiziarie, più che nelle consuete sedi istituzionali.

     C’era, tuttavia , un sistema corruttivo che si dipanava dal centro alle periferie,dai grandi affari ai piccoli favori; un sistema che "democraticamente" spalmava gli interventi sulle masse, dando risposte a ciascuno secondo i suoi bisogni. Era, per così dire, un sistema corruttivo che dava a tutti le stesse possibilità di ricevere un trattamento diverso, quanto bastava per soddisfare piccole e grandi aspettative. E ai mariuoli, i soldi per fare politica.

     Oggi, così come si ama argomentare, è un’altra cosa.

     In nome di una presunta falsa legalità, il sistema corruttivo si è consolidato sui piani alti del potere (doppi incarichi, lodi, immunità, privilegi, benefits) diventando,di fatto,sistema corruttivo elitario, gelatinoso, che respinge e condanna le richieste di intervento delle masse che chiedono spazio nella spartizione dei piccoli e grandi favori e divora, con piglio autoritario, perché di scranno alto, quanto più gli riesce della torta comune.

     Lo spettacolo immondo della mangiatoia frequentata da lorsignori è sotto gli occhi di tutti.

     Giorno dopo giorno si scoperchiano piccoli e grandi vasi di Pandora e ne escono venti tempestosi che travolgono quei residui lacerti di fiducia e di credibilità nel sistema delle garanzie democratiche del Paese.

     Ciò che fa male a chi osserva, e a chi subisce gli eventi ancor di più, è  quella presunzione di impunità che scorre fra le parole dei delinquenti di turno, altolocati e ben retribuiti, che ostentano ricchezze e stili di vita che suonano offesa per chi stenta a tirare a campare una vita normale e non ottiene risarcimento, almeno morale, per il danno subìto.

     Anche il lessico hanno modificato per alleggerirne il peso devastante:la corruzione, nel lessico attuale, è frutto di birbantelli e non più di mariuoli, come si diceva una volta.

     Senza considerare che qualcuno, un giorno, con uno schiocco di frusta, potrà dare l’avvio al cavallo verso una destinazione diversa, prendendo sul serio la risposta delle lavandaie sul greto del fiume Calore.

     Si realizzerà  così la terza fase, quella definitiva, che sancirà la morte di ogni garanzia, spostando le decisioni del potere sulle canne dei fucili.

26/02/2010